(VIDEO): QUESTI SONO GLI ESPERTI, di Alessandro Di Battista

(VIDEO): QUESTI SONO GLI ESPERTI, di Alessandro Di Battista

Ecco i risultati del lavoro degli ultimi due mesi della “classe dirigente” che ci governa:

La Corte Costituzionale ha bocciato la riforma Madia della pubblica amministrazione (la Madia, responsabile dell’ignobile scioglimento del Corpo forestale dello Stato); il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto sulle banche popolari; il Popolo sovrano ha bocciato la riforma costituzionale; il Tribunale di Roma ha bocciato il ricorso (sostenuto dal PD) per rendere ineleggibile la Raggi; la Commissione Europea, di fatto, ha bocciato la finanziaria (e ora presenta un conto da 3,5 miliardi che dovremo pagare noi cittadini) e, molto probabilmente, nelle prossime ore, sempre la Corte costituzionale boccerà parte dell’Italicum, la legge elettorale che hanno fatto LORO bloccando il Parlamento per un anno e mezzo!



(dalla pagina Facebook di Alessandro Di Battista)


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(VIDEO): STREPITOSO ALESSANDRO DI BATTISTA A DI MARTEDÌ

(VIDEO): STREPITOSO ALESSANDRO DI BATTISTA A DI MARTEDÌ

Dal 27 novembre ad oggi la classe dirigente che governa questo Paese ha portato avanti determinate proposte. Gli hanno bocciato la riforma della PA, hanno sciolto il corpo forestale dello Stato, gli hanno bocciato il decreto sulle banche popolari, gli hanno bocciato la riforma costituzionale, gli hanno bocciato il ricorso per rendere ineleggibile la Raggi, gli hanno bocciato parte della finanziaria e forse domani la corte costituzionale gli boccerà l’Italicum… E IL PROBLEMA È LA CLASSE DIRIGENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE?



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TRUMP FERMA IL TTIP, di M5S Europa

TRUMP FERMA IL TTIP, di M5S Europa

DURO COLPO PER IL LIBERO SCAMBIO SFRENATO – STOP TPP!

Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo per far ritirare immediatamente il suo paese dall’accordo Trans Pacific Partnership (TPP), un trattato commerciale portato avanti e fortemente voluto dall’ex presidente Obama, che si era speso molto per arrivare alla firma di dodici Stati.

«Dobbiamo proteggere i nostri confini dal saccheggio degli altri Paesi che fanno i nostri prodotti, rubando alle nostre aziende e distruggendo posti di lavoro», queste le dichiarazioni di Donald Trump, che ha tenuto fede a quanto promesso in campagna elettorale in merito al commercio internazionale.

La decisione ha trovato il sostegno convinto di Bernie Sanders, il Senatore del Vermont partito come outsider e giunto sino a contendere la nomination presidenziale per il Partito Democratico a Hillary Clinton: https://goo.gl/jvDytb


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CHE FATICA DIRE NO AL “BOSS”, di Manlio Di Stefano

CHE FATICA DIRE NO AL “BOSS”, di Manlio Di Stefano

Qualcuno si chiede perché, nonostante il massacro mediatico che subiamo ogni giorno, il M5S resista ancora e sia considerato, addirittura, il primo gruppo politico d’Italia.

La risposta è in queste semplici dimostrazioni di meravigliosa normalità, in gente in grado di dire no ai privilegi, di rinunciare ai rimborsi elettorali, di porsi la domanda “come funziona per un normale cittadino?”.


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Io sono orgoglioso di fare parte di questa comunità e sono orgoglioso dei nostri consiglieri del MoVimento 5 Stelle Milano Gianluca Corrado, Patrizia Bedori e Simone Sollazzo.

Barra dritta!


(dalla pagina Facebook di Manlio Di Stefano)


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RINASCERE CON IL REDDITO DI CITTADINANZA, di Angelo Tofalo

RINASCERE CON IL REDDITO DI CITTADINANZA, di Angelo Tofalo

Dati e indicatori economici di diversi istituti internazionali fotografano da tempo la stessa situazione: l’economia italiana è al palo, in fondo a tutte le principali classifiche. Se guardiamo, ad esempio, agli ultimi rapporti del Fmi e del World Economic Forum di Davos emerge l’eccezionalità della crisi del nostro Paese. Il Fmi certifica che la crescita italiana è 5 volte più lenta di quella mondiale: il Pil cresce 10 volte più lentamente di quello cinese, 2 volte più lentamente rispetto a quello francese, tedesco e britannico e più di 3 volte rispetto a quello spagnolo. Ci sono poi le classifiche del World Economic Forum, che ci vedono nel complesso al 27esimo posto su 30 Paesi avanzati.

Nel dettaglio, siamo 29esimi per quanto riguarda il comportamento etico delle aziende, 28esimi per grado di corruzione, 28esimi per indipendenza del sistema giudiziario, 29 esimi per quanto riguarda i favoritismi dei funzionari pubblici, 30esimi e ultimi per fiducia pubblica nei confronti dei politici. Peraltro lo studio del World Economic Forum afferma che gli alti livelli di povertà e disuguaglianza non sono compensati da un sistema di protezione sociale né generoso né efficiente e che persistono elevati differenziali di salario (come certificato di recente anche dal rapporto Oxfam sulla diseguaglianza). A chiudere il cerchio un altissimo rapporto debito/Pil che, senza una ripresa della crescita, condanna alla miseria le generazioni future.

Per far fronte a questo disastro è urgente e necessario un progetto economico del tutto diverso da quello messo in atto dagli ultimi Governi. Il M5S lo ha definito in questi anni: al centro del progetto c’è il reddito di cittadinanza definito in un nostro disegno di legge a prima firma Catalfo. Non si tratta di assistenzialismo ma di una misura di sostegno attivo al reddito e al reinserimento lavorativo, come dimostra il finanziamento dei centri per l’impiego (il nostro reddito costa 17 miliardi, dei quali 2,1 sono dedicati a potenziare i centri). Un argine immediato contro la povertà che avrebbe il merito anche di rinvigorire la domanda interna e i profitti delle imprese. Ne gioverebbero infine l’occupazione e il gettito fiscale.

Questo dal lato dei disoccupati e dei nuclei famigliari a basso reddito.

Ma le nostre idee si estendono naturalmente alle piccole e medie imprese, fulcro del tessuto produttivo nazionale. Innanzitutto l’abolizione totale dell’Irap sulle microimprese; poi l’abolizione (vera, e non presunta) di Equitalia, per rifondare il fisco su un rapporto di collaborazione tra agenzia delle entrate e contribuenti; importantissime anche la semplificazione burocratica, l’estensione dell’aliquota agevolata al 5 e al 15%, l’eliminazione di circa 8mila euro di contributi a carico delle start up innovative e il sostegno all’economia 4.0 (ad esempio il settore delle stampanti 3D).

Più in generale, però, il problema dell’economia italiana è la cronica insufficienza degli investimenti pubblici nelle piccole infrastrutture e nei settori strategici, in seguito all’ondata di privatizzazioni che hanno sottratto al controllo pubblico aziende storiche e di successo. È quindi fondamentale tornare a investire, rifiutando la prospettiva illusoria di un’economia rinchiusa nel turismo e nella cultura, settori importantissimi ma non sufficienti a garantire occupazione di alta qualità e sviluppo. La necessità di aumentare stabilmente la spesa per investimenti produttivi deve influenzare anche i nostri rapporti con le istituzioni europee. Senza sovranità economica e fiscale aumentare gli investimenti è impossibile. Ecco perché il Fiscal Compact, cappio che la classe dirigente della Seconda Repubblica ha legato al collo dell’economia italiana, va abolito. Ma è insensato anche fossilizzarci su una moneta ampiamente sopravvalutata rispetto ai fondamentali della nostra economia. Una moneta che è stata costruita su misura per la Germania e che impedisce alle nostre imprese di esportare prodotti di qualità. Non ci può essere tutela del Made in Italy senza sovranità monetaria.

La ricetta delle élite, al contrario, è sempre la stessa: tagli ai servizi pubblici fondamentali, privatizzazioni a tappeto (ora è il turno dei servizi locali) e trattati commerciali iperliberisti. Dopo decenni di crescita lenta e una lunga recessione che nei prossimi mesi potrebbe ripresentarsi, è ovvio che l’Italia sia in fondo a tutte le classifiche. O si volta pagina o si nega, nei fatti, quella Costituzione che uno straordinario referendum popolare ha rimesso al centro dell’agenda politica.


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(dalla pagina Facebook di Angelo Tofalo)


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Michele Emiliano, Il Renzi Di Puglia

Michele Emiliano, Il Renzi Di Puglia

Meno di un anno fa assicurava al TGR che non si sarebbe candidato alla Segreteria Nazionale del PD e adesso si contraddice.

Giurava di non candidarsi alla Presidenza della Regione e ora è il Governatore della Puglia.

Ha promesso di abolire i vitalizi e invece in Aula ha votato contro la loro abolizione.

Ha assicurato di essere per l’acqua pubblica e invece non fa nulla per ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese.

Altro che anti-Renzi, lui è il “Renzi di Puglia”: un perfetto incoerente alla guida del partito dell’incoerenza.



(dalla pagina Facebook di Antonella Laricchia)


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UNA VIA PER DARIO FO A MILANO, CRAXI LASCIAMOLO AD HAMMAMET, di Stefano Buffagni

UNA VIA PER DARIO FO A MILANO, CRAXI LASCIAMOLO AD HAMMAMET, di Stefano Buffagni

Intitolare una via di Milano a Craxi, l’uomo simbolo di Tangentopoli, condannato per corruzione, scappato ad Hammamet in Tunisia per non finire in carcere, è un insulto ai milanesi, alla città e al suo futuro.

Intitolare una via a una persona serve per preservarne la memoria, valorizzarne le gesta, ricordare quel che la persona ha fatto di bene per la città o per il Paese affinchè sia da esempio e guida per le generazioni future.

Milano non ha bisogno di continuare nel solco della corruzione e delle tangenti (non vi sono bastati Expo e lo scandalo della Fiera?), ma di risplendere e investire nella cultura e nella conoscenza.

Bisogna prendere come esempio i personaggi che hanno scritto pagine luminose della storia della nostra città. Dario Fo, premio Nobel per la letteratura e grande artista che ha dato lustro alla città di Milano è l’uomo a cui dovremmo dedicare una via. Un uomo di cui i milanesi sono fieri e orgogliosi.

Non sono ancora passati dieci anni dalla sua morte, ma la legge prevede deroghe in casi eccezionali, per persone che abbiano benemeritato della nazione. Dario Fo per noi, per l’Italia e per Milano è un vanto mondiale. Celebrarlo e ricordarlo è un dovere civico e morale. Una via per Dario Fo a Milano! Craxi lasciamolo ad Hammamet.

(dal Blog delle Stelle)


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I Meriti Di Donald Trump

I Meriti Di Donald Trump

Ho l’impressione ben precisa che tutte queste grandi manifestazioni di protesta contro Trump – al di là del fatto che ogni corteo pacifico è un’arma di libertà da preservare – siano una nuova spia della deriva elitaria che sta segnando le nostre democrazie di fronte alla crescita degli “altri”.

Si ripete a ruoli invertiti quella reazione che cinquant’anni fa ebbero i bempensanti di tutto l’occidente di fronte alle proteste che avrebbero cambiato il mondo. “Dove andremo a finire?”: dove decideranno gli elettori, è come sempre l’unica risposta possibile. 

Oggi si nasconde sotto il tappeto il fatto che mezza America ha votato per Trump nonostante il martellamento dell’intera informazione scritta e di quasi tutta quella televisiva (esclusa Fox). È vero che nel voto popolare Hillary è stata avanti di 3 milioni: ma è ovvio da secoli che il meccanismo di elezione è un altro, e che nelle grandi città liberal Trump è stato minoritarissimo (la somma dei distacchi nel voto popolare tra California, Massachusetts e stato di New York è di 8 milioni a favore della Clinton). Quando nel suo discorso dopo il giuramento Trump ha parlato di “loro” e “voi” aveva ben presente questo: di essere maggioritario nell’America profonda, che non sta a Manhattan, Boston o San Francisco. 

Ed è lo stesso che è accaduto a Londra e in Gran Bretagna con la Brexit: anzi, lì ancora di più, perché l’idea anti-establishment non si incarnava nel volto di un leader. 

E per parlarci ancora più chiaro: in Italia guardano con favore alle idee di Trump, così sbeffeggiate dalla maggior parte dei commentatori, tre forze politiche, in modo aperto, M5s, Lega e FdI. Sommate i loro voti secondo i sondaggi e capirete perché delle elezioni col turno di ballottaggio si parla sempre meno. 

Ma il punto principale è un altro: o le forze tradizionali della democrazia trovano il coraggio di adeguare le loro elaborazioni e quindi le loro politiche alle urgenze del tempo nuovo, o rischiano il tramonto che la storia ha riservato a tutte le aristocrazie. “Sapesse contessa..”


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(dalla pagina Facebook di Enrico Mentana)


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Eroi e Antieroi, di Alessandro Di Battista

Eroi e Antieroi, di Alessandro Di Battista

“Ci sono eroi e antieroi. Gli eroi sono quelli che si mettono a disposizione, a volte rischiando la propria incolumità, per salvare la vita degli altri, per aiutare il prossimo. Alcuni sono volontari, altri sono professionisti che percepiscono stipendi a malapena dignitosi e sono costretti a usare mezzi obsoleti e strumenti inadeguati. Ieri c’erano eroi a lavoro in mezzo alla neve che non avevano guanti nè stivali da neve. Gli eroi (vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, uomini del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza, medici, paramedici e volontari della Protezione Civile) quando sono arrivati all’hotel Rigopiano, a 1.200 metri, hanno pianto: 20 ore di fatica bestiale arrancando tra muri di neve e un vento gelido per trovare un pugno di macerie. Stanno ancora scavando, gli eroi, e grazie a loro hanno trovato 8 persone vive. Forza ragazzi!

Gli antieroi sono quelli che si nascondono dietro la sobrietà per celare disorganizzazione e incapacità. Alcuni sono nominati, altri sono addirittura eletti dal popolo, tutti percepisono stipendi abnormi che non hanno mai avuto la dignità di abbassarsi. Gli antieroi hanno tempi da Usain Bolt (copyright Franco Bechis) quando si tratta di tirar fuori dalle tasche degli italiani 20 miliardi per salvare la banca che hanno distrutto, e sono insopportabilmente lenti quando si tratta di dare ai terremotati 28 milioni di euro che gli italiani hanno donato con grande solidarietà.

Questa non è polemica, questa è la verità. Ringraziamo gli eroi che sono lì a lavorare per salvare una vita. Ringraziamoli tutti. Dicono che è fortunato il popolo che non ha bisogno di eroi, io dico: meno male che ci sono, ma sbarazziamoci di chi li rende sempre più spesso necessari”. (Luigi Di Maio)

Ps: Al governo Gentiloni, se avete bisogno di una mano per migliorare efficacia ed efficienza delle azioni (non per coprire errori fatti) il MoVimento 5 Stelle c’è. Iniziamo a parlare del prolungamento dello stato di emergenza per quei territori e all’ampliamento del cratere.

(dalla pagina Facebook di Alessandro Di Battista)


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