Nel Cuore delle Tenebre

Nel Cuore delle Tenebre

La sconfitta dell’ISIS a Mosul pone fine al suo miserabile califfato in Iraq

  La liberazione di Mosul dalle forze dello Stato Islamico è possibile che non sia stata ancora dichiarata, ma è completa. L’ISIS ha dominato a Mosul per 3 anni. In una rivolta iniziata nove mesi fa, le forze guidate dall’Iraq avevano ripreso il controllo della zona est della città e poi, a maggio, è iniziato l’assalto per la riconquista della zona ovest. Haider al-Abadi, il primo ministro iracheno, ha visitato la città questa settimana per congratularsi con le forze militari del proprio Paese per aver spazzato via ciò che restava dei combattenti dell’ISIS.

File_000  L’estirpazione dell’ISIS dalla seconda città più grande dell’Iraq è un momento simbolico della lotta contro l’estremismo islamico. Le sofferenze inflitte dall’ISIS sono un episodio particolarmente mostruoso nella storia della barbarie. La tentazione, per le forze irachene e la società civile, sarà quella di vendicarsi in maniera altrettanto violenta nei confronti dei loro carnefici, oggi sconfitti.

  Nella moschea della città di al-Nuri, nel 2014, Abu Bakr al-Baghdadi, il leader del gruppo terrorista, dichiarava il suo califfato. In maniera prevedibile, l’ISIS ha finito per distruggere la storica moschea del 12esimo secolo.

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  Le sue depredazioni sono una catastrofe umanitaria. Una città di 2 milioni di persone è diventata una prigione in cui i residenti non potevano lasciare la città, le donne venivano schiavizzate e l’ordine veniva applicato tramite esecuzioni in pubblico di lapidazioni, decapitazioni e fucilazioni. Centinaia di civili sono stati trucidati nel tentativo di fuggire dalla città. La brutalità dell’ISIS non appena guadagnato il controllo di Mosul e di Raqqa in Siria, la città del cosiddetto califfato, non rassomiglia a nient’altro del mondo moderno se non alla Germania nazista.

File_000 (2)  Un punto di comparazione può essere trovato nel fatto che questa settimana ha segnato il 22esimo anniversario del genocidio degli 8mila musulmani di Srebrenica in Bosnia, la peggiore atrocità sul suolo europeo dal 1945. I carnefici hanno sparpagliato e seppellito i corpi in tombe comuni lontane dal luogo del crimine, pensando che potessero restare nascoste per sempre. L’ISIS non ha neanche tentato di nascondere la propria barbarie, che include il massacro di migliaia di yazidi nella zona nord-ovest dell’Iraq e la riduzione in schiavitù di circa 10mila donne e ragazzine. I civili a Mosul sono stati usati come scudi umani dall’ISIS in un tentativo di allontanare le forze del governo dalla loro avanzata.

  Gli attacchi aerei delle forze statunitensi hanno tragicamente trucidato molti di quei civili, durante la battaglia di Mosul. Ci sarà un’investigazione su questi eventi, ma la verità è che non c’erano altre opzioni disponibili per evitare vittime, una volta che l’ISIS era determinato a massimizzare la sofferenza in una città densamente popolata. L’ISIS ha visto l’opportunità di stabilirsi in Iraq e Siria nel mezzo del caos e dello spargimento di sangue causati dal Presidente Assad nel suo pietoso tentativo di frantumare la popolazione civile. Ciò che conta per la ricostruzione è che l’ISIS sia stata sconfitta e che gli alleati iracheni diano una mano alla gente di Mosul per rimettere in sesto la città devastata.

  Ci sono molteplici notizie da Mosul circa esecuzioni sommarie e linciaggi di soggetti apparentemente appartenenti all’ISIS. Nulla di buono verrà da tutto questo. Come George Orwell scrisse in un saggio intitolato La Vendetta è Amara, nel 1945: “La vendetta è un atto che si vuole commettere quando si è impotenti, perché: appena il senso di impotenza scompare, evapora con esso anche il desiderio di vendetta.” L’Iraq e i suoi alleati devono lavorare per migliorare la condizione di coloro ridotti in miseria e brutalizzati dallo Stato Islamico. Un capitolo oscuro si è chiuso. Il libro che racconta tali depravazioni no.

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