Spotify “Spaccia” Musica di Artisti Fake

Spotify “Spaccia” Musica di Artisti Fake

Spotify, il più grande servizio al mondo per lo streaming online di musica, è accusato di ingrassare le proprie playlist con musica fake

  Gli esperti dell’industria dello streaming di musica online sostengono che l’azienda, con 50 milioni di abbonati che pagano circa 10 euro al mese ciascuno, starebbe commissionando a diversi produttori dei brani accreditati ad artisti non esistenti per piazzarli in playlist accanto a canzoni di artisti reali. Screen Shot 2017-07-11 at 14.57.52.png

  Si pensa che la presenza di tali brani facciano risparmiare all’azienda milioni in royalties che invece dovrebbero finire nelle tasche di artisti genuini, le cui canzoni vengono riprodotte milioni di volte. Gli esperti sostengono che tale pratica inganni il pubblico, portandolo a credere che l’artista fake sia reale, così limitando le possibilità dei veri artisti di guadagnarsi da vivere.

Unknown.png  Music Business Worldwide, che per prima ha reso note le accuse, avrebbe identificato 50 artisti inesistenti fuori dalla piattaforma di Spotify, i cui brani avrebbero ammassato ben 548 milioni di riproduzioni, che tradotto in royalties fa: 4 milioni di euro.

Deep  Tra questi artisti troviamo Deep Watch, che a febbraio ha distribuito un album di due canzoni. Il gruppo è introvabile su YouTube, Amazon Music o iTunes, non c’è un sito web o pagina Facebook, e nessun concerto. Nonostante ciò, i suoi brani sono stati riprodotti 5 milioni di volte su Spotify, perché catalogati in playlist popolari, fortemente pubblicizzate. Altri artisti sono registrati con nome e cognome, come Giuseppe Galvetti, che allo stesso modo sono introvabili in altre piattaforme online. Le canzoni di questi soggetti, teoricamente fake, sono visualizzate accanto a quelle di artisti affermati.

File_000  Jonathan Robinson di MusicTank, un gruppo di esperti di industria musicale dell’università di Westminster, dichiara: “Il mercato della musica adesso consiste prevalentemente in playlist. È la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno. Quando un brano finisce in una playlist sponsorizzata da Spotify, l’autore inizia a trarne grandi benefici, ed è ciò da cui dipende la sopravvivenza di etichette musicali ed artisti. Spotify sarà chiamato a rispondere a parecchie domande da parte delle discografiche. Se le accuse dovessero rivelarsi fondate, i loro atti sarebbero da classificare come immorali e disonesti, provocando anche lo scontento di numerosi ascoltatori.”

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  “Agli utenti che riproducono questi brani solo come sottofondo, la questione non importerà più di tanto, e non si domanderanno se l’artista sia fake o reale. Ho ascoltato sei autori a caso, da una lista di 50 artisti teoricamente fake, cinque dei quali sono risultati essere pianisti particolarmente inconsistenti che suonano musica che anche un bambino di terza media potrebbe comporre.”

spotify_logo_audio  Spotify nega ogni accusa. “È categoricamente falso, punto. Noi paghiamo le royalties a tutti i brani su Spotify, per qualsiavoglia contenuto delle playlist,” ha dichiarato il colosso di musica online.

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