I Bimbi Guerrieri dell’ISIS

I Bimbi Guerrieri dell’ISIS

Il califfato inizia a vacillare, ma le migliaia di bambini indottrinati potrebbero terrorizzarci per anni. Possiamo riabilitarli?

  Il ragazzino dagli occhi azzurri con le guance gonfie parla ancora dei film che amava tanto vedere nel doposcuola. Parla di tre anni fa, quando aveva solo 9 anni e viveva nella periferia di Raqqa, nel nord della Syria.

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  Seduti su sedie di plastica, sgranocchiando montagne di dolciumi, di fronte a un mega schermo TV protetto dal sole da un ombrellone. Il film variava, ma la trama era sempre la stessa: membri incappucciati dello stato islamico (ISIS) “liberando” città da kuffar, o non credenti, tagliando le loro teste in celebrazioni sanguinarie. In questi film però non c’erano attori. Infatti, le pellicole mostravano eventi reali. “Pensavo,” ricorda il ragazzino, “che sarebbe stato divertente unirmi al jihad.”

“UN CERVELLO NON È COME UN COMPUTER. UNA VOLTA CHE LE INFORMAZIONI SONO STATE SCARICATE, NON È SEMPLICE CANCELLARLE.”

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  Oggi, il ragazzino – che ha chiesto di essere identificato solo come Mohammed per ragioni di sicurezza – vive con suo zio nella città Turca di Reyhanli. “Loro sono kuffar, ed è corretto ucciderli,” spiega. Invece di ricordare quei momenti con paura, è eccitazione il sentimento che lo pervade, pensando ai video in cui combattenti ISIS pattugliavano le strade di Raqqa, imponendo l’abbigliamento e gli orari di preghiera indicati dall’interpretazione più radicale della legge islamica.

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  La conversione all’ISIS di Mohammed e dei suoi due fratelli ha preoccupato suo zio, che ha chiesto di essere identificato come Ra’ed. L’anno scorso, lo zio aveva convinto il padre dei ragazzini a lasciare Raqqa, la principale roccaforte del gruppo militante in Syria, per trasferirsi in Turchia, con tutta la famiglia. Oggi, Ra’ed e la sua famiglia condividono la casa con i tre ragazzini – Mohammed, che oggi ha 12 anni, suo fratello Ibrahim di 10 e Salim di 16 – e i loro genitori. I ragazzini studiano presso una scuola finanziata dall’UNICEF per il sostegno dei rifugiati siriani.

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Sperando di allontanarli dagli insegnamenti ricevuti nelle scuole dirette dall’ISIS, Ra’ed ha comprato loro degli iPad, li accompagna in negozi di abbigliamento e, gentilmente, mette in discussione le loro credenze circa cosa significhi essere un buon musulmano. Ma ben 9 mesi dopo l’abbandono del gruppo jihadista, i ragazzini continuano ad idealizzare i soldati del sedicente califfato. “Mi urlano, ‘perché ci hai portati qui?'” riferisce Ra’ed. “Ci vorrà del tempo. Un cervello non è un computer. Una volta che le informazioni sono state scaricate, non è semplice cancellarle.”

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  L’ISIS ha dedicato incredibili quantità di fondi all’indottrinamento dei bambini residenti nei suoi territori, che al suo picco, dalla metà del 2014 fino al 2015, consistevano in un terzo di Syria e Iraq, che erano la casa di un numero imprecisato di civili variabile dai 6 ai 12 milioni.

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  Rapidamente e metodicamente, il gruppo terrorista ha imposto la propria linea nelle scuole, attirando i bambini verso i campi di addestramento con regali e propaganda video. L’ISIS ha anche catturato i figli dei suoi avversari – dagli yazidis ai cristiani -, indottrinandoli in campi di addestramento prima di mandarli al fronte come soldati o kamikaze.

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  Adesso che le forze sostenute dagli Stati Uniti in Syria e Iraq stanno espugnando l’ultima roccaforte dell’ISIS, il mondo sta prendendo atto del danno causato ad un’intera generazione di giovani e giovanissimi. I primi a confrontarsi con questo danno sono coloro che vivono nelle periferie del territorio al collasso dell’ISIS. Le interviste ai bambini che adesso vivono nel sud della Turchia e nel nord dell’Iraq e che in passato hanno frequentato campi di addestramento e scuole ISIS, aprono un nuovo inquietante scenario sulla crisi. Oltre ad essere parecchio indietro nella loro educazione, molti di questi bambini soffrono di traumi ed altri problemi mentali. Alcuni di loro spaventano le autorità – e, in molti casi, le loro stesse famiglie – con la loro mentalità ormai estremizzata e il loro comportamento violento.

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  Liesbeth van der Heide, esperta in riabilitazione e reintegrazione di terroristi del Centro Antiterrorismo dell’Aja, dichiara che l’ISIS è una sfida molto più grande rispetto a qualsiasi altro gruppo estremista che abbia provato in passato a radicalizzare le comunità locali. A differenza delle FARC in Colombia, dell’ETA in Spagna e di altri gruppi che principalmente hanno indottrinato la gente del luogo, l’ISIS raggiunge ogni angolo del pianeta. Inoltre, ha anche avuto modo di governare su una popolazione civile molto più numerosa rispetto ad altri gruppi con simili ambizioni, come Al-Qaeda. “L’ISIS stava letteralmente dirigendo una vera e propria nazione, fornendo ai cittadini un proprio programma educativo, sanitario e servizi legali,” continua l’esperta. Ciò rende molto più probabile che i bambini vissuti nei territori ISIS – molti dei quali aventi legami con altri Paesi – venissero “infettati” con la sua ideologia. In Olanda, dove risiede l’esperta van der Heide, gli ufficiali di polizia si stanno preparando per l’arrivo di circa 80 bambini olandesi, nati o cresciuti nei territori dominati dall’ISIS. Altri Paesi in giro per il mondo hanno a che fare con il medesimo problema: cosa fare con un così alto numero di giovani potenzialmente radicalizzati senza precedenti simili da poter utilizzare come guida.

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  Mentre Syria, Iraq e Paesi limitrofi stanno affrontando il grosso della crisi, gli esperti avvertono che il deflusso di rifugiati e l’arrivo di combattenti stranieri ISIS con le loro famiglie, incrementerà la difficoltà nella valutazione, trattamento e reintegrazione delle migliaia di bambini manipolati dall’ISIS nei diversi Paesi del globo. Tutti questi bambini hanno bisogno di aiuto, e alcuni di loro potrebbero essere addirittura pericolosi.

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