Trump e la National Rifle Association (NRA)

Trump e la National Rifle Association (NRA)

L’armamento della cultura della guerra è appena cominciato

 Un raggiante Donald Trump ha parlato a una folla di centinaia di membri della NRA, l’associazione americana delle armi, al loro incontro annuale di aprile ad Atlanta. “Voi siete amici, credetemi,” ha detto, mentre la folla era in delirio per la presenza del primo presidente alla convention nazionale della NRA da più di un trentennio.

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  Non doveva andare in questo modo. A novembre, gli elettori stavano per andare a votare in massa per Hillary Clinton, di gran lunga il candidato presidente più contrario alle armi della storia. Quando Clinton ha nominato Tim Kaine, un altro sostenitore della battaglia contro le armi, come suo possibile vicepresidente, gli elettori erano rimasti estasiati.

File_000  “Questa coppia mostra chiaramente che c’è un cambio epocale della politica su questo tema,” ha riferito Mark Kelly ai reporter prima del suo intervento in prima serata alla DNC, il congresso nazionale dei democratici. Kelly è l’ex astronauta che ha fondato con sua moglie Gabby Giffords, cerebrolesa dal 2011 per uno sparo al cranio dopo un tentativo di assassinio, il gruppo contro le armi da fuoco ARS, americani per soluzioni responsabili. Loro credevano che fossero finiti i giorni in cui l’emanazione di un divieto contro le armi d’assalto da parte di un presidente democratico potesse causare al proprio partito la perdita del controllo del Congresso, come successo ai DEM sotto Bill Clinton. “Evidentemente, non è più il 1994,” ha detto Kelly.

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  No, è il 2017, e un trionfante Donald Trump ha un grosso debito con la NRA: l’organizzazione ha speso più di 30 milioni di dollari per la sua campagna elettorale, diventando uno dei principali finanziatori del magnate americano. E il ritorno si sta già facendo notare. Nel suo discorso alla NRA, Trump ha annunciato “novità che stavate aspettando da tanto tempo: l’assalto costante, durato otto anni, alle libertà garantitevi dal secondo emendamento è giunto a un disastroso termine.”

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  Nel corso degli anni, la NRA si è decisamente trasformata da un tranquillo sindacato per cacciatori e sportivi a un costante punto di sfogo per la paranoia di estrema destra, avendo anche ricevuto sempre le migliori cure da parte di tutti i presidenti repubblicani. Anche se Ronald Reagan, da fermo difensore dell’associazione, si era anche lui esibito alla convention annuale, l’ex presidente George H. W. Bush ha rinunciato alla qualifica di associato dopo il bombardamento di Oklahoma City, quando il gruppo era stato visto troppo vicino alla cultura della milizia di estrema destra che ha prodotto Timothy McVeigh. Anche George W. Bush, da presidente, non si è mai presentato all’incontro annuale NRA.

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  Trump è tutta un’altra storia. Non tutti i membri del movimento per le armi lo hanno sostenuto all’inizio della sua campagna elettorale. Ma Wayne LaPierre,   vicepresidente esecutivo e CEO della NRA, aveva identificato immediatamente il suo uomo.

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  Quando il candidato Trump definiva gli immigrati messicani possibili stupratori e trafficanti, andava contro le città santuario – nelle quali c’è un occhio di riguardo per gli immigrati da parte delle forze dell’ordine -, portava le madri delle vittime di immigrati clandestini sul palco della RNC, la convention nazionale dei repubblicani, e parlava infaustamente della violenza che scuote le città nordamericane, sembrava proprio un membro naturale del movimento che LaPierre si impegna a far crescere da decenni. E Trump ha ricevuto l’endorsement più rapido nella storia della NRA.

  LaPierre considera il movimento pro armi come una cultura della guerra e come una battaglia sulle leggi per la libertà nell’uso di armi. Prima che Trump parlasse al meeting annuale, LaPierre ha dichiarato: “Tocca a noi lottare contro le tre voci più pericolose in America: le élite accademiche, le élite politiche, e le élite mediatiche. Queste sono le principali minacce interne dell’America.”

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  L’industria delle armi ha vissuto un declino drammatico nelle vendite – che sono calate di un 10 per cento nei primi sei mesi dall’elezione di Trump, in comparazione con lo stesso periodo dell’anno precedente – cosicché questa cultura della paura diventa vitale per rinvigorire la domanda di armi come accessori necessari per la difesa personale, creando così una nuova generazione di compratori, e per raccogliere il supporto per una legislazione radicalmente nuova, che sosterrà in maniera netta il motto “bravi ragazzi con le pistole”. E il presidente Trump è un alleato vitale in questo sforzo, visto che lui traffica con le stesse paure.

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  Una nuova ondata di leggi permissive circa porto e uso di armi da fuoco è in fase di redazione al Congresso e nei circoli repubblicani in giro per tutta la nazione. Se queste proposte venissero trasformate in leggi, una nazione già nel bel mezzo di una furiosa corsa alle armi potrebbe raggiungere insostenibili livelli di saturazione con ancora più armi in ancora più spazi pubblici. Quest’anno, ci sono state più di 7mila morti da arma da fuoco – circa 42 al giorno – e 168 sparatorie di massa, compreso il recente attacco ai deputati repubblicani che stavano praticando del softball da parte di un uomo armato che ha sparato a quattro persone, tra cui Steve Scalise. Non ci sono ragioni per credere che lo spargimento di sangue rallenterà.

 

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