Lo Stato Spaccia, la Mafia si Infuria

Lo Stato Spaccia, la Mafia si Infuria

In Uruguay la marijuana sarà venduta liberamente nelle farmacie. Per questo, i cartelli della droga dovrebbero ritirarsi dal Paese

  Manuel Martin, di Montevideo, è il proprietario della prima concessione statale: “Mi piace che sia consentito vendere marijuana nelle farmacie, perché ciò significa che si interessano alla salute della gente, così come agli effetti negativi della pianta.”

  Il 31enne è uno dei circa 5000 uruguaiani che fumano erba in maniera completamente legale e dopo che la stessa abbia superato un controllo chimico di sicurezza da parte dello Stato. Il giovane ha grandi progetti. Aprire un club di cannabis e guadagnare soldi con la nuova libertà.

  Dall’inizio di luglio, il governo uruguaiano ha intenzione di entrare con forza nel mercato della marijuana, così da aumentare le entrate pubbliche. Per la prima volta al mondo uno Stato diventa produttore di droga. Quando Manuel Martin accende la sua canna, si sente un tintinnio nelle casse dello Stato. Questa decisione suona a prima vista sorprendente: secondo stime delle autorità statali, ci sono più di 160mila consumatori abituali di marijuana nella zona uruguaiana vicino al Rio de la Plata. Fino ad oggi, queste persone sono ricorse al mercato nero delle mafie. Da quelle parti, l’erba proviene da piantagioni locali illegali o viene trasportata all’interno dei confini nazionali dai cartelli della droga.

  A Montevideo un grammo di marijuana della migliore qualità costa all’incirca tra 11 e 25 euro, secondo i media locali. Ci sono pure parecchie varietà più economiche, anche se in quel caso la qualità è decisamente inferiore e i rischi per la salute più elevati. Con la vendita di un chilo, si può realizzare un profitto in strada fino a 25mila dollari – una rendita da sogno. Ogni giorno, ognuno dei 160mila consumatori di marijuana ha bisogno di almeno mezzo grammo a testa, corrispondenti a un guadagno annuale di circa 750 milioni di euro. Non si tratta di statistiche affidabili, ma di stime della polizia locale, che lasciano comunque un punto interrogativo circa l’esattezza delle cifre in gioco.

  Milioni che alla fine arrivano esentasse, e al netto di possibili spese, direttamente nelle tasche delle narcomafie. I cartelli utilizzano i loro introiti milionari per proteggere scrupolosamente il loro mercato. Corrompono politici, poliziotti e magistrati o comprano armi da utilizzare contro gli apparati di sicurezza.

  “Dobbiamo strappare via alle mafie i loro modelli di business della morte”, ha dichiarato l’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, il padre spirituale del modello “Legalizzala”, da molti anni già rivendicato. Adesso, il sogno dell’ex membro della guerrilla, enormemente popolare nel suo Paese, diventa realtà. I milioni del traffico di droga adesso fluiranno nelle casse dello Stato, quindi non più in quelle dei trafficanti. Un grande passo in avanti nella lotta alle mafie, dicono i sostenitori della legge, un pericoloso esperimento con alti rischi di dipendenza, dicono i critici. Mentre negli Stati Uniti, il più grande mercato della droga del mondo, in determinati Stati come il Colorado o New York il consumo della cannabis in piccole quantità non è più punibile, l’Uruguay va oltre. Il Paese sudamericano avoca a sé anche il controllo sulla produzione della sostanza. Lo Stato ha già permesso la produzione di circa 400 chili di cannabis, la materia prima della marijuana. Le imprese interessate possono già fare domanda per una concessione. Dovranno sottoporsi a un processo di selezione al fine di ottenere la licenza per la produzione ufficiale di erba. La cannabis sarà prodotta da un totale di sei piantagioni sotto stretta sorveglianza.

  Chi vorrà comprare marijuana prodotta sotto licenza state, dovrà sottoporsi a una registrazione. Fino ad ora ben 5mila uruguaiani sono stati aggiunti alla lista ufficiale. Lo Stato inoltre richiede da ognuno il deposito delle proprie impronte digitali, per motivi di rintracciabilità e sicurezza.

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