Poltrone & Denari: Le Mani Del PD Sulle Partecipate

Poltrone & Denari: Le Mani Del PD Sulle Partecipate

Siamo alla reiterazione dell’assurdo con lo scopo di rendere plausibile un qualcosa che è stato ampiamente dichiarato insensato!

Se qualcuno avesse ancora bisogno di comprendere che il PD e questo governo non hanno alcuna intenzione di sviluppare il nostro paese ma sfruttarlo a proprio piacere, allora eccolo servito!

Vi ricordate della cosiddetta “riforma” Madia della pubblica amministrazione? Si proprio quella sonoramente bocciata dalla corte costituzionale con particolare riguardo ai temi della dirigenza della sanità, alle partecipate, ai servizi pubblici locali ed all’organizzazione del lavoro?


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Ebbene il governo avrebbe il compito di riscrivere i decreti legislativi riguardanti tali materie, come per esempio il 175 del 2016, inerente le società partecipate.

Le norme non solo erano scritte male ma erano pure dannose millantando un’azione nell’interesse collettivo che in realtà non si sarebbe mai verificata, viste le numerose deroghe, tra cui anche l’attribuzione al presidente del Consiglio dei ministri del potere di escludere singole società dall’applicazione delle già blande norme della riforma, con un semplice provvedimento amministrativo.

Ora il decreto legislativo che dovrebbe fungere da correttivo delle norme bocciate dalla corte costituzionale, non solo mantiene le criticità del precedente, ma estende il potere di deroga anche ai presidenti di regione che potranno salvare le partecipate regionali da qualsiasi taglio e sopratutto, avranno deroga per la costituzione di nuove partecipate strumentali senza nemmeno un reale onere analitico di motivazione.

Un annacquamento totale di qualsiasi norma di razionalizzazione che non solo permette al premier di decidere quali partecipate custodire nella cassaforte, ma estende tale potere anche ai governatori delle regioni.

Personaggi come Serracchiani, De Luca, D’Alfonso, Emiliano, Rossi, Bonaccini, Crocetta, Oliverio potranno continuare a utilizzare le partecipate regionali come meri poltronifici e bancomat, utilizzando risorse regionali per meri interessi personali a discapito dei servizi forniti alla collettività.

E così continueranno a essere salvaguardate e protette tutte quelle società strumentali e inutili, sistematicamente in perdita, politicamente usate per dirottare risorse regionali.

Pensate per esempio alla Finanziaria Regionale Friuli Venezia Giulia, che eroga prestiti ad aziende amiche della politica e sta in perdita nel 2013 e 2014 di 35 milioni l’anno, partecipata al 78% dalla Regione FVG. FIRA, la finanziaria regionale Abruzzese in perdita nel 2014 di 794.000 euro e di 360.000 nel 2015 (partecipata al 51% dalla Regione Abruzzo e con partecipazioni di Banca Marche e la Carichieti). La società partecipata Mercati Agro alimentari della Sicilia S.C.p.A., partecipata al 92,32% dalla Regione Siciliana e in perdita nel 2013 per 1,5 milioni di euro e infine la Fincalabra partecipata al 100% dalla regione Calabria e in perdita di 6 milioni di euro anno.

Insomma per non correre il rischio di essere bocciati per l’ennesima volta, e soprattutto per non togliere le mani dalla cassaforte delle partecipate regionali, la Madia e il governo dei cuor di leone hanno ben pensato di annacquare talmente tanto la “riforma” da non avere alcun effetto sulle società partecipate inutili, quelle che tuttora rovinano l’economia del paese drenando risorse dalla finanza locale.

Il nuovo decreto correttivo cita testualmente al comma 1, lettera d dell’articolo 5:

“al comma 9 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Il Presidente della Regione, con provvedimento adottato ai sensi della legislazione regionale e nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità, può deliberare l’esclusione totale o parziale dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo a singole Società a partecipazione regionale, motivata con riferimento alla misura e qualità della partecipazione pubblica, agli interessi pubblici a essa connessi e al tipo di attività svolta, riconducibile alle finalità di cui al comma 1”.

In pratica questo si aggiunge al comma 9 dell’articolo 4 del vecchio decreto legislativo che già recitava:

“Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze o dell’organo di vertice dell’amministrazione partecipante, motivato con riferimento alla misura e qualità della partecipazione pubblica, agli interessi pubblici a essa connessi e al tipo di attività svolta, riconducibile alle finalità di cui al comma 1, anche al fine di agevolarne la quotazione ai sensi dell’articolo 18, può essere deliberata I’esclusione totale o parziale dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo a singole società a partecipazione pubblica. Il decreto è trasmesso alle Camere ai fini della comunicazione alle commissioni parlamentari competenti”.

Ossia l’esclusione complessiva su tutti i fronti di qualsiasi misura di razionalizzazione e di costituzione di nuove partecipazioni, una deroga complessiva anche al comma 1 dell’articolo 4 della legge scritta da loro stessi, che recita:

“Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società”.

Insomma, la solita storia italica: società partecipate costituite ad hoc per piazzare i furbetti e drenare risorse pubbliche invece di usare le partecipate per fornire servizi di interesse collettivo di qualità riducendo gli sprechi sulla finanza locale.

Nel caso non vi fosse chiaro, utilizzano soldi vostri per meri interessi personali.  Pensateci la prossima volta quando vi renderete conto di non avere servizi pubblici adeguati.

C’è solo un modo per risolvere questa situazione.
Sapete qual’è?

(Giorgio Sorial FB)

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